giovedì 23 febbraio 2023

Speranza

 Speranza


Donna vaga qual Sol dell’ali cinta

Fugace, ma la segue il mondo tutto,

Sembra, che al ben d’ognun si mostri accinta ;

Ma non ascolta mai querele, e lutto.

Con una mano a ognun dona la spinta,

Tien l’altra un vaso d’ogni umore asciutto,

Tien nel volto la gioia appien dipinta ;

Ma dà sol fiori, e si ritiene il frutto.

Dalla culla alla tomba è all’Uom sostegno

Promette sempre negli avversi guai,

A chi assicura un trono, e a chi dà un regno.

Ma le promesse sue non compie mai,

Speranza io veggo chiaro in ogni segno,

Prima nascesti, ed ultima morrai.




Andrea Salomone, Mitologia iconologica, 1841


giovedì 16 febbraio 2023

KRUSMAN

KRUSMAN 

divinità che un tempo veniva venerata dalle popolazioni che abitavano le rive del Reno, vicino a Strasburgo. Si crede che fosse Ercole che i Romani avevano fatto conoscere loro: questa opinione si basa sul fatto che questa divinità era rappresentata con una clava e uno scudo.


venerdì 2 dicembre 2022

Gli dèi dell'Olimpo

Gli dèi dell'Olimpo

Storia di una sopravvivenza


Barbara Graziosi

Utet, Novara, 2015


Un giorno il tiranno di Siracusa convocò il poeta Simonide e gli domandò che cosa fosse un dio. Simonide richiese un giorno di tempo per pensarci. Trascorsi ormai diversi giorni, il tiranno pretese una risposta, ma il poeta ammise: "Più tempo passo a riflettere sulla questione, e più oscura mi sembra". Gli dèi di Simonide li conosciamo bene anche noi: il saggio Zeus e la gelosa Era, Ares il violento e la sensuale Afrodite, il dispettoso Ermes, la casta Artemide e tutte le altre divinità che dall'Olimpo incombevano sugli uomini. Eppure, la questione che era oscura per il poeta greco non è più semplice per noi: chi sono, davvero, gli dèi olimpici? Perché sono sopravvissuti a quel mondo che li venerava nei templi e cantava nei poemi? 

La giovane studiosa Barbara Graziosi parte da qui per una ricognizione storica, antropologica e culturale, che dall'antica Grecia, dove la religione e i suoi riti fecero da spina dorsale alla nascente democrazia, arriva fino a noi. 

Seguire le trasformazioni degli Olimpici nelle varie civiltà ed epoche che hanno attraversato significa leggere in trasparenza la storia del lascito culturale del mondo greco, che anche dopo la dissoluzione della potenza di Atene ha continuato a circolare e a ibridarsi con le culture di altri popoli sia verso Oriente (l'Egitto alessandrino ma anche i paesi arabi e l'Estremo Oriente) sia verso Occidente (L'impero romano ma anche, in seguito, il medioevo Cristiano e il Rinascimento, e persino il nuovo mondo).

Gli dei dovrebbero essere eterni per definizione, Eppure è difficile riconoscere nel giovane travestito da Monaco Cristiano, nascosto nell campanile fiorentino  di Giotto, i  tratti regali dello Zeus del Partenone. non solo: in questo viaggio nel tempo e nello spazio Graziosi ci mostra un’Artemide sotto forma di tronco di olivo, un Ermes stregone, una Apollo irochese... Dii fronte al mistero di questa persistenza, Lo studioso francese Bernard de Fontenelle, nel XVII secolo, aveva concluso che gli dei dell'Olimpo non sono divinità nè demoni, ma “semplici chimere, sogni a occhi aperti e assurdità”. In ogni caso, una cosa è certa:  di chimere, Sogni e assurdità gli esseri umani hanno bisogno da sempre, e sempre di più.


dalla quarta di copertina

È chiaro che gli dèi olimpici dovettero a fare sforzi immensi per sopravvivere al cristianesimo e all'islam. le loro state venivano distrutte, i loro tempi abbattuti e loro fedeli sedotti da altre, più virtuose visioni del Divino. lungi dal essere il fondamento della vita civile, erano diventati una rozza superstizione, buona ormai soltanto per solitari Pagani. Eppure, gli dei riuscirono incredibilmente a sopravvivere per filo a scomparsa dei propri fedeli. il fatto che abbiano continuato a suscitare interesse e congetture anche senza il sostegno di pratiche e credenze religiose è uno dei fenomeni più straordinari della storia della civiltà classica.


da pagina 192

La questione di come esattamente il dei babilonesi siano ricomparsi all'improvviso nel campo della Scienza araba e piuttosto di battuta, ma evidentemente certe arcaiche tradizioni locali erano sopravvissute, perché gli dei planetari arabi a volte assomigliano più ai loro antenati babilonesi che hai cugini greci. In alcune remote regioni mesopotamiche le popolazioni dovevano aver continuato a venerare e studiare le stelle, relativamente al riparo dalle influenze greche, romane, cristiane e islamiche.


 



venerdì 13 maggio 2022

Non serve fede per gli Dei

 Non serve fede per gli Dei

 Ma quando un dio particolare è in modo spe­ciale l’unico e solo Dio supremo, trascendente, Im­perscrutabile nella sua essenza, innominabile e tutta­via scritto a lettere maiuscole, il contatto con questo essere supremo onnipotente dipende dalla sua gra­zia generosa, dalle sue rivelazioni epifaniche in miracoli, dono delle lingue e visioni, cioè in ultima ana­lisi dipende dalla tua incrollabile fede assoluta. Ov­vero, secondariamente, dall’intercessione di una isti­tuzione, di un libro, di un culto, di un profeta o di una incarnazione intesa come emanazione letterale dell’essere originale, trascendente e nascosto.

La trascendenza di questo unico Dio supremo si­gnifica che non ci sono dèi alle porte della città, co­me nell’antica Roma, non ci sono dèi nei giardini, nella dispensa delle case. Non ci sono presenze udi­bili degli dèi: il chiurlo della civetta non è più la vo­ce di Atena, le raffiche del vento del Nord non sono la voce di Borea, nelle tempeste marine e nei vortici non parla Poseidone, nel bruciore improvviso della passione erotica non si avverte la freccia di Eros che trafigge la carne. Poiché, dove la vita è vissuta nei miti, gli dèi sono così palesemente presenti nell’ani­mazione della vita, non hanno bisogno della nostra fede.

James Hillman, un terribile amore per la guerra

sabato 17 aprile 2021

Scambio di Dei

Una delle più antiche e importanti tecniche culturali di traduzione, intesa come creazione di trasparenza e comprensione reciproca, è proprio la religione. Ben lungi dal considerare la religione dell’altro la quintessenza e a sua estraneità, …, si vide in essa il punto di partenza più importante per giungere a uno scambio comunicativo con l’altro su una base reciproca di comprensione reciproca, anzi, a uno scambio tout court.

Queste religioni ovviamente erano strutturate in maniera ben diversa da ciò che si intende oggi con questa definizione. Esse si basavano infatti sulla rappresentazione di una sorta di simbiosi tra l’uomo e il cosmo, articolato come mondo degli dèi, con il quale l’uomo poteva stabilire una relazione comunicativa attraverso il culto. La più elevata opera civilizzatrice delle religioni politeiste consistette nel classificare per forma, nome e funzione le forze alle quali l’uomo si credeva soggetto. Grazie a questo sistema le divinità di un gruppo potevano essere paragonate a quelle di un altro, anzi potevano essere «tradotte» le une nelle altre. E ciò rese a sua volta possibili patti «internazionali» basati sul reciproco riconoscimento dei rispettivi dèi sui quali si giurava. Fintantoché l’altro credeva negli dèi, si poteva concedergli fiducia.


Jan Assmann

Non avrai altro Dio

Il monoteismo e il linguaggio della Violenza


giovedì 25 marzo 2021

ascoltare solo i nostri poeti

 Per non nominare che alcune delle forze che si contendono l’uomo, la venerazione per la santità dell’essere deve valere tanto per Afrodite, quanto per la casta e sdegnosa Artemide, l’ardore guerriero tanto quanto la divina armonia. Sarebbe dunque ora di smettere di considerare il politeismo come un segno di religiosità non evoluta, e riconoscere invece la forza della realtà vissuta, che, con la più plastica fedeltà, ha impresso al sentimento religioso tutta la sua ricchezza. Per quanto noi, costretti da una religione formulata mediante una logica astratta, ci siamo allontanati da questa concezione del mondo, dobbiamo tuttavia ascoltare solo i nostri poeti per indovinare qualche cosa della sua eterna realtà.

Walter Friedrich Otto

Spirito Classico e mondo cristiano

La nuova italia Editrice, 1973, Firenze

giovedì 18 marzo 2021

sentiamo che qualche cosa sta accadendo

Noi ci troviamo oggi in una situazione morale singolarmente incerta: straniati dalla nostra antica patria, dagli altari dei nostri padri, siamo alla ricerca di una nuova terra, poveri e ricchi nello stesso tempo. Dobbiamo affliggerci per quello che abbiamo perduto, e cosa non abbiamo perduto, dobbiamo augurarci che lontano ci attenda ciò che non ha nome e che non è stato sperimentato?

Ma siamo poi abbastanza staccati, abbastanza liberi per poter intraprendere il volo? Non siamo gravati dagli orpelli dei templi che abbiamo abbandonato delusi? I nostri cuori non sono ancora tenacemente legati agli antichi Dei?

Una sinistra sensazione rende esitanti i nostri movimenti. Da qualunque parte volgiamo lo sguardo, non una prospettiva serena. Tutto ciò che vi era di più grande e di più degno di venerazione sprofonda in frantumi davanti ai nostri occhi che interrogano. Da millenni ci balenano possibilità su possibilità; e noi le prendiamo in mano una dopo l’altra, facciamo i difficoltosi, ce ne entusiasmiamo per un po’ e le deponiamo dicendo: « non sei tu ». Siamo forse arrivati al termine? Dov’è scomparsa la gioia creatrice dei tempi antichi? Noi non sorridiamo dei loro idoli perché abbiamo conosciuto qualche cosa di meglio; il nostro riso è triste. Nessuna fiamma è balenata in noi.

E tuttavia sentiamo che qualche cosa sta accadendo in noi. Nell’oscura profondità vi è un lavorio creativo, che una volta o l’altra dovrà prorompere. Non vi è ancora il lampo negli occhi, il brivido di gioia, l’amoroso riconoscimento, il consapevole sorriso che rende nostra una cosa tra tutte le altre: è indifferente se essa sia nuova o antichissima, è nuova in ogni caso perché è nostra. Diventiamo impazienti, ma dobbiamo sapere che ogni evento decisivo è demonico e ha la sua ora.

In tutti gli occhi arde l’aspettazione. Ed è meglio dell’impostura magniloquente che il tesoro sia già stato scavato e occorra solo ridurlo in moneta spicciola. Il tono predicatorio con cui oggi tanti parlano e poetano rivela la profonda miseria che si nasconde sotto l’enfasi. Noi non ci lasciamo traviare. La nostra Venere è già nata dalla spuma del mare. Ma non siamo ancora stati toccati dal suo sorriso, ancora non è venuto il momento per l’antichissima e sempre nuova parola d’amore: « tu sei mia ».



dall'introduzione

Walter Friedrich Otto

Spirito Classico e mondo cristiano

La nuova italia Editrice, 1973, Firenze