venerdì 13 maggio 2022

Non serve fede per gli Dei

 Non serve fede per gli Dei

 Ma quando un dio particolare è in modo spe­ciale l’unico e solo Dio supremo, trascendente, Im­perscrutabile nella sua essenza, innominabile e tutta­via scritto a lettere maiuscole, il contatto con questo essere supremo onnipotente dipende dalla sua gra­zia generosa, dalle sue rivelazioni epifaniche in miracoli, dono delle lingue e visioni, cioè in ultima ana­lisi dipende dalla tua incrollabile fede assoluta. Ov­vero, secondariamente, dall’intercessione di una isti­tuzione, di un libro, di un culto, di un profeta o di una incarnazione intesa come emanazione letterale dell’essere originale, trascendente e nascosto.

La trascendenza di questo unico Dio supremo si­gnifica che non ci sono dèi alle porte della città, co­me nell’antica Roma, non ci sono dèi nei giardini, nella dispensa delle case. Non ci sono presenze udi­bili degli dèi: il chiurlo della civetta non è più la vo­ce di Atena, le raffiche del vento del Nord non sono la voce di Borea, nelle tempeste marine e nei vortici non parla Poseidone, nel bruciore improvviso della passione erotica non si avverte la freccia di Eros che trafigge la carne. Poiché, dove la vita è vissuta nei miti, gli dèi sono così palesemente presenti nell’ani­mazione della vita, non hanno bisogno della nostra fede.

James Hillman, un terribile amore per la guerra

sabato 17 aprile 2021

Scambio di Dei

Una delle più antiche e importanti tecniche culturali di traduzione, intesa come creazione di trasparenza e comprensione reciproca, è proprio la religione. Ben lungi dal considerare la religione dell’altro la quintessenza e a sua estraneità, …, si vide in essa il punto di partenza più importante per giungere a uno scambio comunicativo con l’altro su una base reciproca di comprensione reciproca, anzi, a uno scambio tout court.

Queste religioni ovviamente erano strutturate in maniera ben diversa da ciò che si intende oggi con questa definizione. Esse si basavano infatti sulla rappresentazione di una sorta di simbiosi tra l’uomo e il cosmo, articolato come mondo degli dèi, con il quale l’uomo poteva stabilire una relazione comunicativa attraverso il culto. La più elevata opera civilizzatrice delle religioni politeiste consistette nel classificare per forma, nome e funzione le forze alle quali l’uomo si credeva soggetto. Grazie a questo sistema le divinità di un gruppo potevano essere paragonate a quelle di un altro, anzi potevano essere «tradotte» le une nelle altre. E ciò rese a sua volta possibili patti «internazionali» basati sul reciproco riconoscimento dei rispettivi dèi sui quali si giurava. Fintantoché l’altro credeva negli dèi, si poteva concedergli fiducia.


Jan Assmann

Non avrai altro Dio

Il monoteismo e il linguaggio della Violenza


giovedì 25 marzo 2021

ascoltare solo i nostri poeti

 Per non nominare che alcune delle forze che si contendono l’uomo, la venerazione per la santità dell’essere deve valere tanto per Afrodite, quanto per la casta e sdegnosa Artemide, l’ardore guerriero tanto quanto la divina armonia. Sarebbe dunque ora di smettere di considerare il politeismo come un segno di religiosità non evoluta, e riconoscere invece la forza della realtà vissuta, che, con la più plastica fedeltà, ha impresso al sentimento religioso tutta la sua ricchezza. Per quanto noi, costretti da una religione formulata mediante una logica astratta, ci siamo allontanati da questa concezione del mondo, dobbiamo tuttavia ascoltare solo i nostri poeti per indovinare qualche cosa della sua eterna realtà.

Walter Friedrich Otto

Spirito Classico e mondo cristiano

La nuova italia Editrice, 1973, Firenze

giovedì 18 marzo 2021

sentiamo che qualche cosa sta accadendo

Noi ci troviamo oggi in una situazione morale singolarmente incerta: straniati dalla nostra antica patria, dagli altari dei nostri padri, siamo alla ricerca di una nuova terra, poveri e ricchi nello stesso tempo. Dobbiamo affliggerci per quello che abbiamo perduto, e cosa non abbiamo perduto, dobbiamo augurarci che lontano ci attenda ciò che non ha nome e che non è stato sperimentato?

Ma siamo poi abbastanza staccati, abbastanza liberi per poter intraprendere il volo? Non siamo gravati dagli orpelli dei templi che abbiamo abbandonato delusi? I nostri cuori non sono ancora tenacemente legati agli antichi Dei?

Una sinistra sensazione rende esitanti i nostri movimenti. Da qualunque parte volgiamo lo sguardo, non una prospettiva serena. Tutto ciò che vi era di più grande e di più degno di venerazione sprofonda in frantumi davanti ai nostri occhi che interrogano. Da millenni ci balenano possibilità su possibilità; e noi le prendiamo in mano una dopo l’altra, facciamo i difficoltosi, ce ne entusiasmiamo per un po’ e le deponiamo dicendo: « non sei tu ». Siamo forse arrivati al termine? Dov’è scomparsa la gioia creatrice dei tempi antichi? Noi non sorridiamo dei loro idoli perché abbiamo conosciuto qualche cosa di meglio; il nostro riso è triste. Nessuna fiamma è balenata in noi.

E tuttavia sentiamo che qualche cosa sta accadendo in noi. Nell’oscura profondità vi è un lavorio creativo, che una volta o l’altra dovrà prorompere. Non vi è ancora il lampo negli occhi, il brivido di gioia, l’amoroso riconoscimento, il consapevole sorriso che rende nostra una cosa tra tutte le altre: è indifferente se essa sia nuova o antichissima, è nuova in ogni caso perché è nostra. Diventiamo impazienti, ma dobbiamo sapere che ogni evento decisivo è demonico e ha la sua ora.

In tutti gli occhi arde l’aspettazione. Ed è meglio dell’impostura magniloquente che il tesoro sia già stato scavato e occorra solo ridurlo in moneta spicciola. Il tono predicatorio con cui oggi tanti parlano e poetano rivela la profonda miseria che si nasconde sotto l’enfasi. Noi non ci lasciamo traviare. La nostra Venere è già nata dalla spuma del mare. Ma non siamo ancora stati toccati dal suo sorriso, ancora non è venuto il momento per l’antichissima e sempre nuova parola d’amore: « tu sei mia ».



dall'introduzione

Walter Friedrich Otto

Spirito Classico e mondo cristiano

La nuova italia Editrice, 1973, Firenze


mercoledì 2 settembre 2020

Dove ancora abitano Lari - Geni e Penati

 

Dove ancora abitano Lari - Geni e Penati

(…)

non sono stati gli dèi più recenti del pantheon romano a lasciare le più tenaci rimembranze, ma quei “Lari, Geni e Penati” che Teodosio prendeva particolarmente di mira, quando proscriveva, nel 392, i sacrifici pagani; o i “demoni” delle campagne, avversati da san Martino e che, in occidente, abitavano misteriosamente e talvolta abitano ancora gli alberi e le sorgenti,

(…)

Jean Bayet, la religione romana – storia, politica e psicologia, Bollati Boringhieri, Torino, 1992, pagine 305-306

giovedì 4 giugno 2020

La religione persiana

La religione persiana

I Persiani hanno i seguenti costumi: non sono soliti innalzare statue, templi e altari, anzi rimproverano quelli che lo fanno, a quanto mi sembra perché non ritengono, come i Greci, che gli dei abbiano figura umana. Usano sacrificare a Zeus (Ahuramazda) salendo sui monti più alti; chiamano Zeus tutta la volta del cielo. Sacrificano anche al sole, alla luna, alla terra, al fuoco, all'acqua e ai venti.

Erodoto, I, 131-140, V sec. a.C

domenica 24 maggio 2020

Albiorix

Albiorix 
In celtico «re del mondo» 

Soprannome (forse anche una divinità a sé) del dio gallico del- la guerra Teutates. Pare anche che Albiorix avesse un rapporto con il culto di un monte.